{"id":1551,"date":"2016-06-28T17:24:39","date_gmt":"2016-06-28T20:24:39","guid":{"rendered":"https:\/\/consbahiablanca.esteri.it\/news\/dal_consolato\/2016\/06\/28-06-2016-xvi-quadriennale-d-arte\/"},"modified":"2016-06-28T17:24:39","modified_gmt":"2016-06-28T20:24:39","slug":"28-06-2016-xvi-quadriennale-d-arte","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/consbahiablanca.esteri.it\/it\/news\/dal_consolato\/2016\/06\/28-06-2016-xvi-quadriennale-d-arte\/","title":{"rendered":"28.06.2016  XVI Quadriennale d&#8217;arte ROMA Palazzo delle Esposizioni 13 ottobre 2016 &#8211; 8 gennaio 2017"},"content":{"rendered":"<p><img decoding=\"async\" alt=\"quadriennale2\" src=\"resource\/img\/2016\/06\/quadriennale2.jpg\" \/><\/p>\n<p>\u00a0<\/p>\n<p><a href=\"http:\/\/www.quadriennale16.it\/\">www.quadriennale16.it<\/a><\/p>\n<p>16a QUADRIENNALE D\u2019ARTE<br \/>Altri tempi, altri miti<br \/>Torna dopo otto anni la Quadriennale d\u2019arte al Palazzo delle Esposizioni nell\u2019autunno-inverno 2016 con il titolo \u201cAltri tempi, altri miti\u201d. La mostra si colloca in una grande tradizione storica, rivitalizzata con formule di produzione innovative e pratiche espositive non convenzionali per perseguire con maggiore efficacia il proprio mandato: proporre una mappatura delle arti visive contemporanee in Italia.<br \/>I NUMERI<br \/>Due i soggetti promotori e organizzatori. Undici curatori per dieci sezioni espositive, selezionati da una giuria esterna di cinque esperti interdisciplinari. Novantanove artisti. Centocinquanta opere, di cui sessanta nuove, le altre quasi tutte realizzate negli ultimi due anni. Un calendario di eventi collaterali diffusi nella Capitale sul contemporaneo italiano, al quale hanno gi\u00e0 aderito venticinque realt\u00e0 tra musei, fondazioni, gallerie private, tuttora aperto. Una giuria internazionale di direttori museali. Un roadshow all\u2019estero con prime tappe la Biennale di Berlino e Art Basel. Un budget di due milioni di euro, di cui met\u00e0 autofinanziati.<br \/>Sono questi i numeri con i quali riparte la Quadriennale d\u2019arte, l\u2019unica esposizione istituzionale dedicata al contemporaneo italiano, grazie a un piano di rilancio voluto dal Ministro dei Beni e delle Attivit\u00e0 Culturali, Dario Franceschini, e caratterizzato da una forte impronta innovativa impressa dal Presidente della Fondazione La Quadriennale di Roma, Franco Bernab\u00e8.<br \/>La mostra \u00e8 una coproduzione della Fondazione La Quadriennale di Roma e dell\u2019Azienda Speciale Palaexpo. I due partner promotori e organizzatori hanno individuato insieme i principali obiettivi di questa edizione: contribuire in maniera significativa a individuare e a valorizzare le espressioni pi\u00f9 rilevanti dell\u2019arte italiana dopo il Duemila, dare voce a una pluralit\u00e0 di linguaggi e sprigionare le potenzialit\u00e0 delle nuove generazioni. Un obiettivo non secondario sar\u00e0 quello di promuovere la conoscenza dell\u2019arte contemporanea italiana nelle scuole attraverso un\u2019intensa attivit\u00e0 didattica.<br \/>I CURATORI<br \/>La 16a Quadriennale conferma la tradizione di affidare a una pluralit\u00e0 di curatori lo sguardo sul presente artistico, ma introduce nuove metodologie di costruzione della mostra.<br \/>La principale novit\u00e0 ha riguardato proprio la metodologia di selezione dei curatori, che ha impegnato oltre sei mesi di tempo. Una Call for project di ampio spettro a livello nazionale, sottoposta al vaglio di una giuria esterna interdisciplinare, ha sostituito la tradizionale commissione curatoriale nominata dal Consiglio di Amministrazione.<br \/>La Call, bandita agli inizi di settembre 2015, \u00e8 stata rivolta a 69 curatori che hanno esordito e si sono affermati dopo il Duemila, con un profilo generazionale quindi vicino a quello della maggior parte degli artisti partecipanti. La scelta di affidare la 16a Quadriennale a curatori perlopi\u00f9 30-40 enni \u00e8 stata accompagnata dalla decisione di coinvolgere nella comunicazione visiva, nel catalogo e nella documentazione realt\u00e0 produttive che sono nate negli anni Zero per far emergere con maggiore coerenza la cifra estetica con la quale si \u00e8 aperto il nuovo millennio.<br \/>I curatori sono stati selezionati non soltanto sulla base del curriculum, ma soprattutto a partire dall\u2019analisi di progetti espositivi elaborati appositamente per la 16a Quadriennale.<br \/>A fine gennaio 2016, la giuria composta dallo scrittore Marco Belpoliti, dall\u2019architetto Nicola Di Battista, dalla storica dell\u2019arte Mariagrazia Messina, dall\u2019artista Giuseppe Penone, dal critico d\u2019arte Angela Vettese, ha selezionato, tra i 38 progetti ricevuti, i seguenti curatori: Simone Ciglia e Luigia Lonardelli, Michele D\u2019Aurizio, Luigi Fassi, Simone Frangi, Luca Lo Pinto, Matteo Lucchetti, Marta Papini, Cristiana Perrella, Domenico Quaranta, Denis Viva.<br \/>Ciascuno di loro ha avuto diversi percorsi formativi e professionali, ma tutti hanno gi\u00e0 avuto modo di incidere sul dibattito culturale contemporaneo, non solo in Italia.<br \/>La scelta si \u00e8 orientata verso le proposte che sono parse meglio restituire nel loro insieme una visione della ricchezza espressiva dell\u2019arte italiana degli ultimi quindici anni, offrendo anche un punto di vista significativo sui riferimenti culturali e sul processo di formazione degli artisti e dei curatori italiani delle ultime generazioni.<br \/>CONCEPT<br \/>La 16a Quadriennale si focalizza sulle arti visive in Italia post Duemila sotto l\u2019insegna del titolo Altri tempi, altri miti. Ogni epoca conosce simboli e narrazioni che pervadono l\u2019immaginario e plasmano i comportamenti individuali e collettivi. Anche gli anni Duemila non si sottraggono a questa dinamica, ma il titolo della 16a Quadriennale assume una specifica connotazione.<br \/>Altri tempi, altri miti un\u2019espressione che i curatori della mostra hanno preso a prestito dallo scrittore Pier Vittorio Tondelli (1955-1991), per condensare i presupposti contenutistici e strutturali di questa edizione. Tondelli la utilizza nel sommario della raccolta Un weekend postmoderno. Cronache dagli anni Ottanta, pubblicata nel 1990 e considerata da molti un\u2019opera cult per le generazioni figlie di quel periodo. La raccolta offre una narrazione per frammenti dell\u2019Italia, una vertiginosa sarabanda di viaggi attraverso la penisola, di cui sono colte le vibrazioni pi\u00f9 nascoste cos\u00ec come i caratteri manifesti.<br \/>Analogamente, la 16a Quadriennale \u00e8 concepita come una mappatura mutevole delle produzioni artistiche e culturali dell\u2019Italia contemporanea ed \u00e8 articolata in dieci sezioni espositive, ognuna delle quali approfondisce un tema, un metodo, un\u2019attitudine, una genealogia che connota quelle produzioni. Nelle parole dei curatori:<br \/>\u201cGli approfondimenti proposti nelle dieci sezioni della mostra sono percorsi dalla tensione generata dal confronto tra le narrazioni istituzionalizzate dell\u2019arte italiana del passato e lo sguardo a un presente in via di definizione, che appunto non \u00e8 possibile qualificare se non come altro. La differenza emerge quindi come la condizione inevitabile sulla quale questa edizione della Quadriennale si edifica e diventa lo strumento di lettura offerto allo spettatore, invitato quindi a interpretare le sezioni espositive come incarnazioni di discorsi artistico-culturali in dialogo con il passato attraverso strategie di rilettura critica, innovazione e superamento\u201d.<br \/>Ogni sezione della 16a Quadriennale \u00e8 affidata a un curatore (in un caso a due) e propone ipotesi interpretative della nostra cultura visiva contemporanea in relazione con il contesto internazionale, traducendole con soluzioni di scrittura e dispositivi allestitivi estremamente diversificati.<br \/>Simone Ciglia e Luigia Lonardelli in I would prefernot to\/Preferirei di no presentano una selezione di autori esemplificativi di un\u2019attitudine diffusa del fare arte oggi, riconducibile a un sottrarsi, a un resistere a codificazioni identitarie. Michele D\u2019Aurizio con Ehi, voi! propone la ritrattistica come linguaggio tramite cui attraversare le vicende pi\u00f9 recenti della nostra arte, per la sua capacit\u00e0 di esprimere una commistione tra sfera individuale e sfera sociale. Luigi Fassi con La democrazia in America invita ad approfondire alcuni aspetti della storia dell\u2019Italia contemporanea attraverso una rilettura del pensiero di Tocqueville. Simone Frangi in Orestiade italiana volge lo sguardo al contesto del nostro Paese nei suoi versanti culturale, politico, economico, con una riscrittura analogica e corale di alcuni nuclei di un lavoro filmico di Pasolini. Luca Lo Pinto in A occhi chiusi, gli occhi sono straordinariamente aperti sonda i temi del tempo, dell\u2019identit\u00e0, della memoria, letti in continua metamorfosi all\u2019interno della relazione tra il singolo e la collettivit\u00e0. Matteo Lucchetti in De Rerum Rurale pone al centro dell\u2019attenzione la ruralit\u00e0 come spazio reale e speculativo nel quale descrivere e re-immaginare il sistema di relazioni tra ambiente naturale e antropizzato, anche nella sua profondit\u00e0 storica. Marta Papini in Lo stato delle cose propone un impianto in progress nel quale la rotazione di artisti molto diversi instaura uno spazio dialettico tra le singole ricerche e tra queste e il pubblico. Cristiana Perrella in La seconda volta individua un nucleo di autori accomunati da un interesse per l\u2019uso di materiali densi di storie gi\u00e0 vissute che reinterpretano in insospettabili combinazioni, secondo una poetica della trasformazione. Domenico Quaranta con Cyphoria analizza l\u2019impatto dei media digitali su vari aspetti della vita, dell\u2019esperienza, dell\u2019immaginazione e del racconto. Denis Viva in Periferiche individua nel policentrismo un\u2019originale condizione strutturale del nostro territorio che permea anche la nostra cultura visiva.<br \/>Saranno esposte le opere di 99 artisti, gran parte dei quali si sono affermati negli anni Duemila. Accanto a questi, compaiono alcuni autori di generazioni antecedenti, ma ritenuti germinativi di alcune delle ricerche espressive pi\u00f9 interessanti oggi in atto.<br \/>Il percorso espositivo non si struttura in un itinerario predeterminato.<br \/>Il visitatore \u2013 a partire dalla centrale Rotonda che durante la mostra sar\u00e0 animata da performance, incontri, proiezioni che sono parte integrante dei progetti espositivi di molti curatori \u2013 \u00e8 lasciato libero di iniziare la propria esperienza di visita da una qualsiasi delle dieci sale espositive.<br \/>PRODUZIONE<br \/>Il budget della 16a Quadriennale di 2 milioni di euro \u00e8 coperto per il 50% da un finanziamento della Direzione generale Arte e Architettura contemporanee e Periferie urbane del Mibact], per il 50% dai due partner promotori e dagli sponsor.<br \/>Con la 16a Quadriennale, \u00e8 stata avviata una modalit\u00e0 di collaborazione pubblico-privato diversa rispetto alle precedenti edizioni, creando delle alleanze con partner a partire da progetti ad hoc.<br \/>Eni, sponsor principale della mostra, rinnova il suo impegno per la cultura con un progetto di comunicazione sull\u2019arte contemporanea rivolto a giovani dai 16 ai 25 anni, un percorso di promozione didattica e un\u2019installazione permanente al Palazzo delle Esposizioni.<br \/>BMW Italia, sponsor della 16a Quadriennale, celebra i propri 50 anni e i 100 anni del BMW Group riservando agli spettatori una sorpresa al termine dell\u2019itinerario di visita della mostra che testimonia la filosofia culturale di BMW da sempre presente al fianco di grandi eventi artistici.<br \/>AXA Italia e AXA Art] sostengono la 16a Quadriennale con una partnership incentrata sulla valorizzazione delle nuove generazioni artistiche, con un percorso che parte dall\u2019appuntamento di Art Basel 2016, di cui AXA Art \u00e8 Partner Ufficiale, per culminare nel Forum annuale di AXA Italia.<br \/>illy conferma il sostegno e l\u2019impegno di sempre nell\u2019arte contemporanea, partecipando alla 16a Quadriennale con un importante Premio.<br \/>Fondazione Altagamma, che riunisce le imprese dell\u2019alta industria culturale e creativa che, anche grazie al loro intrinseco legame con l\u2019arte e la cultura, promuovono nel mondo l\u2019unicit\u00e0 e lo stile di vita italiani, partecipa con un ruolo di ambasciatore della 16a Quadriennale.<br \/>L\u2019Hotel de Russie] sostiene la 16a Quadriennale e, attraverso gli altri hotel Rocco Forte, collabora alla sua promozione in alcune citt\u00e0 in Italia e all\u2019estero.<br \/>Ferrovie dello Stato] \u00e8 vettore ufficiale della 16a Quadriennale e dedicher\u00e0 alla manifestazione un numero speciale della rivista \u201cLa Freccia Arte\u201d.<br \/>LE SEZIONI ESPOSITIVE DELLA 16A QUADRIENNALE<br \/>I Would Prefer Not to \/ Preferirei di no<br \/>Esercizi di sottrazione nell\u2019ultima arte italiana<br \/>a cura di Simone Ciglia e Luigia Lonardelli<br \/>\u201cI would prefer not to\u201d \u00e8 la celebre risposta con cui lo scrivano Bartleby, protagonista dell\u2019omonimo racconto di Herman Melville (1853), si nega progressivamente alla vita attiva. Indefesso impiegato presso un avvocato di Wall Street, un giorno si rifiuta improvvisamente di svolgere il proprio lavoro senza apparenti motivazioni, in un crescendo che culmina con l\u2019imprigionamento e la morte.<br \/>Il nodo inestricabile di negazione, resistenza e alienazione incarnato dal protagonista \u00e8 stato messo in relazione alla creazione artistica nell\u2019ambito della riflessione di Gilles Deleuze e Giorgio Agamben. Nella creatura letteraria di Melville sono stati colti \u201cimprevedibilit\u00e0\u201d, \u201capertura al non codificato\u201d, \u201cmossa obliqua\u201d, \u201csorpresa\u201d: caratteri che sono apparsi come una chiave possibile per leggere la vicenda dell\u2019arte italiana degli ultimi quindici anni. Questa sembra volersi sottrarre a un\u2019identit\u00e0 forse da sempre solo immaginata. L\u2019ipotesi da cui muove I Would Prefer Not to \/ Preferirei di no si basa sulla constatazione della natura episodica, frammentaria, a tratti esilmente instabile delle ultime prove artistiche.<br \/>Il nuovo millennio ha significato un\u2019estensione del dominio della precariet\u00e0 dal piano sociale a quello esistenziale. Instabilmente fondata sulla debolezza delle ipotesi storiche, la figura dell\u2019artista \u00e8 apparsa divisa fra professionalizzazione e fughe impossibili, spesso al limite dell\u2019invisibilit\u00e0. Quest\u2019attitudine alla sottrazione concorre a creare un clima che attraversa le generazioni e si traduce in scelte indirizzate verso livelli esistenziali periferici e appartati. Gli artisti in mostra rivendicano il diritto ad allontanarsi dal perdurante affastellamento dei fatti e delle cose senza per questo smarrire la consapevolezza del proprio vissuto, personale e collettivo. Come lo scrivano Bartleby, preferiscono di no, un no che non \u00e8 pi\u00f9 contestatario, resistente, ma una didascalica negazione della possibilit\u00e0 di scegliere.<br \/>ARTISTI<br \/>Mario Air\u00f2<br \/>(Pavia, 1961. Vive e lavora a Milano)<br \/>Rosa Barba<br \/>(Agrigento, 1972. Vive e lavora a Berlino)<br \/>Massimo Bartolini<br \/>(Cecina, Livorno, 1962. Vive e lavora a Cecina)<br \/>Gianfranco Baruchello<br \/>(Livorno, 1924. Vive e lavora a Roma e Parigi)<br \/>Claire Fontaine<br \/>(collettivo artistico con base a Parigi fondato nel 2004)<br \/>Matteo Fato<br \/>(Pescara, 1979. Vive e lavora a Pescara)<br \/>Anna Franceschini<br \/>(Pavia, 1979. Vive e lavora a Milano)<br \/>Chiara Fumai<br \/>(Roma, 1978. Vive e lavora a Milano)<br \/>Invernomuto<br \/>(Duo artistico fondato nel 2003 da Simone Bertuzzi, Piacenza, 1983 e<br \/>Simone Trabucchi, Piacenza, 1982. Vivono e lavorano a Milano e Vernasca)<br \/>Cesare Pietroiusti<br \/>(Roma, 1955. Vive e lavora a Roma)<br \/>Nicola Samor\u00ec<br \/>(Forl\u00ec, 1977. Vive e lavora a Bagnacavallo)<br \/>Luca Trevisani<br \/>(Verona, 1979. Vive e lavora a Berlino)<br \/>Luca Vitone<br \/>(Genova, 1964. Vive e lavora a Berlino)<br \/>Simone Ciglia<br \/>(Pescara, 1982) \u00e8 dottore di ricerca in \u201cStoria dell\u2019arte contemporanea\u201d presso la \u201cSapienza\u201d Universit\u00e0 di Roma. Si occupa principalmente di arte e critica d\u2019arte del secondo Novecento. Ha curato diverse mostre e scritto per cataloghi e riviste specializzate. \u00c8 redattore per Zanichelli, per cui ha collaborato al manuale di storia dell\u2019arte per le scuole. Ha scritto alcune voci della IX Appendice dell\u2019Enciclopedia Italiana Treccani. Cultore della materia in \u201cStoria dell\u2019arte contemporanea\u201d presso la \u201cSapienza\u201d Universit\u00e0 di Roma e l\u2019Universit\u00e0 di Roma Tre, \u00e8 corrispondente per diverse riviste, tra le quali \u201cFlash Art\u201d. Attualmente \u00e8 assistente ricercatore per il MAXXI \u2013 Museo Nazionale delle arti del XXI secolo di Roma.<br \/>Luigia Lonardelli<br \/>(Bari, 1982) si \u00e8 laureata nel 2004 seguendo l\u2019archiviazione dello studio dell\u2019artista Mario Mariotti acquisito dal Centro per l\u2019arte contemporanea Luigi Pecci di Prato e ha conseguito un master in curatela alla Facolt\u00e0 di Architettura di Valle Giulia a Roma. Si \u00e8 diplomata nel 2009 alla Scuola di Specializzazione di Siena con uno studio sulla fotografia a colori di Ugo Mulas. Nel 2012 ha discusso la sua tesi di dottorato sull\u2019attivit\u00e0 dell\u2019associazione Incontri Internazionali d\u2019Arte negli anni Settanta. Dal 2005 ha collaborato con la Direzione per l\u2019Arte Contemporanea occupandosi di promozione dell\u2019arte italiana e seguendo i lavori preparatori all\u2019apertura del MAXXI dove ha iniziato a lavorare nel 2010 occupandosi di ricerca.<br \/>Dal 2011 lavora al dipartimento curatoriale del museo curando le mostre dedicate a Marisa Merz e Alighiero Boetti.<br \/>\u2013<br \/>Ehi, voi!<br \/>a cura di Michele D\u2019Aurizio<br \/>La sezione della 16a Quadriennale d\u2019arte Ehi, voi! propone un attraversamento dell\u2019arte contemporanea italiana mediante il linguaggio della ritrattistica. Questa sezione presenta autoritratti e ritratti di personaggi che orbitano nella comunit\u00e0 dell\u2019artista (amici, ex colleghi di studi, partner, ecc.), realizzati in numerosi mezzi, quali pittura, scultura, fotografia, video e performance, ma anche sotto forma di romanzi d\u2019artista, diari e archivi personali.<br \/>Accorpando opere ampiamente intese come rappresentazioni del s\u00e9, Ehi, voi! favorisce un progressivo affondo dalla \u201csuperficie\u201d dell\u2019arte nella vicenda umana dell\u2019artista. Questa sezione, tuttavia, non vuole minimizzare il discorso sull\u2019opera a favore di un\u2019analisi della figura sociale del suo autore, quanto affermare una commistione di queste due narrazioni. In questo senso il ritratto \u00e8 un genere che intrinsecamente afferma una conformit\u00e0 tra la vita e l\u2019opera dell\u2019artista, laddove propone una riflessione del s\u00e9 attraverso l\u2019atto del fare arte. Ehi, voi! \u00e8 un paesaggio di volti e corpi \u2013 ma anche di personaggi e avatar \u2013 che invitano lo spettatore a condividere con l\u2019artista le narrazioni del processo del fare arte, del vivere facendo arte, del sopravvivere facendo arte.<br \/>L\u2019arte italiana, e soprattutto la pi\u00f9 recente, \u00e8 costellata di opere che tanto la critica quanto il grande pubblico hanno definito criptiche ed ermetiche, ambigue e camp \u2013 opere spesso \u201cinafferrabili\u201d, \u201cindescrivibili\u201d, \u201cincomunicabili\u201d. In risposta a queste interpretazioni, Ehi, voi! suggerisce che nel genere del ritratto \u00e8 possibile leggere quelle caratteristiche dell\u2019arte italiana con un\u2019accezione \u201cpositiva\u201d, poich\u00e9, a ben guardare, esse sono imprescindibili dal linguaggio stesso della ritrattistica. Il ritratto, infatti, \u00e8 sempre un atto d\u2019intimit\u00e0; ma, al tempo stesso, anche nell\u2019obbligo pi\u00f9 verista, \u00e8 fondamentalmente un\u2019immagine innaturale perch\u00e9 mediata dai codici della rappresentazione.<br \/>Raccontare l\u2019opera e la vita dell\u2019artista nel contesto di una manifestazione istituzionale come la Quadriennale d\u2019arte significa non solo contribuire al dibattito sull\u2019arte, quanto valutare lo stato di salute di un sistema culturale tutto. Il titolo della sezione \u00e8 riferito agli artisti che vivono l\u2019invito ad aderire alla Quadriennale d\u2019arte come una vera e propria \u201cchiamata\u201d. Tuttavia, se ribaltata agli organizzatori, ai curatori, agli spettatori \u2013 accerchiati dagli artisti, qui sono loro i veri interpellati \u2013 quel \u201cehi, voi!\u201d invita a riconsiderare il ruolo che ciascuno riveste nella produzione culturale contemporanea.<br \/>ARTISTI<br \/>Alessandro Agudio<br \/>(Milano, 1982. Vive a Milano)<br \/>Francesco Cagnin<br \/>(Zero Branco, Treviso, 1988. Vive a Losanna)<br \/>Costanza Candeloro<br \/>(Bologna, 1990. Vive a Ginevra)<br \/>DER Sabina (Sabina Grasso)<br \/>(Genova, 1975. Vive a Milano)<br \/>Gasconade<br \/>(fondato nel 2011, Milano)<br \/>Alberto Garutti<br \/>(Galbiate, Lecco, 1948. Vive a Milano)<br \/>Massimo Grimaldi<br \/>(Taranto, 1974. Vive a Milano)<br \/>Dario Guccio<br \/>(Milano, 1988. Vive a Milano)<br \/>Corrado Levi<br \/>(Torino, 1936. Vive a Milano)<br \/>Marcello Maloberti<br \/>(Codogno, Lodi, 1966. Vive a Milano)<br \/>Michele Manfellotto<br \/>(Roma, 1977. Vive a Roma)<br \/>Beatrice Marchi<br \/>(Gallarate, Varese, 1986. Vive ad Amburgo)<br \/>Diego Marcon<br \/>(Busto Arsizio, Varese, 1985. Vive a Milano)<br \/>Momentum<br \/>(fondato nel 2015, Milano)<br \/>Francesco Nazardo<br \/>(Milano, 1985. Vive a Milano)<br \/>Giulia Piscitelli<br \/>(Napoli, 1965. Vive a Napoli)<br \/>Carol Rama<br \/>(Torino, 1918-2015)<br \/>Andrea Romano<br \/>(Milano, 1984. Vive a Milano)<br \/>Davide Stucchi<br \/>(Milano, 1988. Vive a Milano)<br \/>Patrick Tuttofuoco<br \/>(Milano, 1974. Vive a Berlino)<br \/>Francesco Vezzoli<br \/>(Brescia, 1971. Vive a Milano)<br \/>Italo Zuffi<br \/>(Imola, Bologna, 1969. Vive a Milano)<br \/>Michele D&#8217;Aurizio<br \/>(Chieti, 1985) \u00e8 caporedattore dell\u2019edizione internazionale di \u201cFlash Art\u201d. \u00c8 inoltre co-fondatore dello spazio progetto Gasconade, a Milano.<br \/>Ha curato mostre presso Galerie Balice Hertling, Parigi; Boatos Fine Arts, San Paolo; Ellis King, Dublino; Flash Art NY Desk, New York; Fluxia, Milano; Grand Century, New York. \u00c8 stato nel 2012 curator-in-residence presso la Fondazione Pastificio Cerere di Roma e ha co-curato con Eva Fabbris la programmazione 2010-\u201911 del project space di \u201cKaleidoscope\u201d a Milano. \u00c8 stato Associate Editor di \u201cKaleidoscope\u201d e assistente editoriale per \u201cMousse\u201d. I suoi testi sono stati pubblicati su \u201cAbitare\u201d, \u201cFlash Art\u201d, \u201cKaleidoscope\u201d, \u201cMousse\u201d, \u201cPIN-UP\u201d e \u201cSpike\u201d. Ha ottenuto un MA in \u201cArti Visive e Studi Curatoriali\u201d presso la Nuova Accademia di Belle Arti \u2013 NABA a Milano. Vive a Milano.<br \/>\u2013<br \/>La democrazia in America<br \/>a cura di Luigi Fassi<br \/>Il progetto di mostra sorge come urgenza condivisa con un gruppo di artisti italiani nati tra gli anni Settanta e gli Ottanta per riflettere su alcuni aspetti problematici della storia dell\u2019Italia contemporanea, dal suo incerto sviluppo come repubblica democratica nel dopoguerra, al suo rapporto fatto di accelerazioni e rallentamenti con la storia dell\u2019Europa unita, sino alle instabilit\u00e0 e alle complesse trasformazioni geopolitiche in corso nel presente.<br \/>Il progetto espositivo intende percorrere alcuni di questi nodi cruciali e ha origine da una lettura comune, tra gli artisti e il curatore, di una particolare fonte di suggestione per riflettere indirettamente sul Paese, il saggio La democrazia in America pubblicato da Alexis de Tocqueville nel 1835.<br \/>Redatta come diario di viaggio alla scoperta della nuova democrazia americana, l\u2019opera La democrazia in America di Tocqueville interroga il grande dilemma della modernit\u00e0 europea dell\u2019epoca: l\u2019avvento dell\u2019uomo democratico e la spinta inarrestabile verso l\u2019\u00e9galit\u00e9 des conditions, l\u2019uguaglianza dei diritti e la parit\u00e0 di condizione in partenza di tutti i cittadini, che trova nel Nuovo Mondo la sua prima manifestazione statuale. Il pensiero di Tocqueville e la ricezione della sua opera sono entrambe da sempre fortemente intrecciati con la storia della cultura italiana a partire dal suo viaggio siciliano del 1826, sino alla prima traduzione italiana del testo francese de De la d\u00e9mocratie en Am\u00e9rique nel 1884. Non vi \u00e8 Paese in cui il testo di Tocqueville sia stato commentato, pubblicato e tradotto tanto quanto l\u2019Italia, dove ha accompagnato alcuni dei momenti decisivi della storia culturale del nostro Paese.<br \/>Il progetto espositivo \u00e8 incentrato su alcuni temi chiave del pensiero tocquevilliano \u2013 quale il rapporto libert\u00e0-uguaglianza, il ruolo dei partiti politici, la funzione della libera stampa, la relazione tra ricchezza individuale e uguaglianza politica \u2013 al fine di sviluppare nuove opere e nuove riflessioni da parte di ciascun artista. Obiettivo finale \u00e8 leggere le riflessioni de La democrazia in America da una prospettiva contemporanea italiana per suscitare con gli artisti partecipanti idee, ipotesi e interpretazioni inedite rivolte al presente del Paese e alla sua storia recente.<br \/>ARTISTI<br \/>Alessandro Balteo-Yazbeck<br \/>(Caracas, Venezuela, 1972. Vive e lavora a Berlino).<br \/>\u00c8 iscritto all\u2019AIRE, anagrafe italiani residenti all\u2019estero.<br \/>Nicol\u00f2 Degiorgis<br \/>(Bolzano, 1985. Vive e lavora a Bolzano)<br \/>Gianluca e Massimiliano De Serio<br \/>(Torino, 1978. Vivono e lavorano a Torino)<br \/>Adelita Husni-Bey<br \/>(Milano, 1985. Vive e lavora a New York).<br \/>\u00c8 iscritta all\u2019AIRE, anagrafe italiani residenti all\u2019estero.<br \/>Renato Leotta<br \/>(Torino, 1982. Vive e lavora a Torino)<br \/>Luigi Fassi<br \/>(Torino, 1977) \u00e8 Visual Arts Curator presso lo Steirischer Herbst Festival di Graz, Austria. Dal 2009 al 2012 \u00e8 stato direttore artistico di ar\/ge kunst Galerie Museum di Bolzano. Helena Rubinstein Curatorial Fellow al Whitney Museum ISP di New York nel 2008-\u201909, ha organizzato mostre per diverse istituzioni internazionali, tra cui, Malm\u00f6 Konstmuseum, Svezia; Kunsthalle Helsinki, Finlandia; Pori Art Museum, Finlandia; ISCP, New York, Stati Uniti; Prague Biennale, Praga, Repubblica Ceca; GAM, Torino; Museo Marino Marini, Firenze; Fondazione Morra Greco, Napoli. Suoi articoli e testi sono apparsi su \u201cArtforum\u201d, \u201cCamera Austria\u201d, \u201cMousse\u201d, \u201cFlash Art\u201d, \u201cArt Asia Pacific\u201d, \u201cSite\u201d, \u201cKlat\u201d. \u00c8 autore di Clement Greenberg. L\u2019avventura del modernismo (Johan &#038; Levi, 2011) e Time Out of Joint: Recall and Evocation in Recent Art (Yale University Press, 2009). Dal 2010 \u00e8 curatore di Present Future ad Artissima, Torino. Nel 2016 \u00e8 fellow dell\u2019Artis Research Trip Program di New York\/Tel Aviv.<br \/>\u2013<br \/>Orestiade italiana<br \/>A cura di Simone Frangi<br \/>Il progetto curatoriale Orestiade italiana ha l\u2019obiettivo di radunare intorno a un\u2019ipotesi interpretativa una serie di ricerche artistiche italiane che si pongono in maniera critica e finemente analitica rispetto alle problematicit\u00e0 del contesto italiano, analizzato nel suo versante culturale, economico, sociale e politico.<br \/>Il nucleo metodologico di questo progetto \u00e8 una \u201criscrittura\u201d analogica e corale dei nuclei forti di Appunti per un\u2019Orestiade Africana (1970) di Pier Paolo Pasolini, che assume la forma abbozzata e gli snodi teorici fatti emergere da questo complessissimo e sottovalutato lavoro filmico per imprimere diverse linee di ricerca sulla \u201cdomesticit\u00e0 nazionale\u201d italiana e sulle dinamiche con cui essa si riversa in una prospettiva transnazionale e globale.<br \/>Orestiade italiana vuole recuperare il carattere propedeutico e di ricognizione del progetto pasoliniano con il quale si pone in dialogo e condividere con esso la scelta del mito di Oreste \u2013 inteso come una \u201clunga preparazione alla catarsi\u201d \u2013 come suggestione per esplorare un gruppo di pratiche che assumono criticamente i vantaggi e gli svantaggi del piano democratico contemporaneo e le sue derive ideologiche.<br \/>Snodandosi nelle maglie delle molteplici relazioni tra pratica artistica e ricerca culturale nella scena artistica italiana, Orestiade italiana sceglie di concentrarsi su una serie di contributi che approfondiscono un catalogo eterogeneo di issues geopolitici: legame ambivalente tra approccio documentario e orientalismo culturale in prassi antropologiche e etnologiche; nomadismo e migrazioni identitarie; questioni coloniali italiane con un focus sull\u2019impatto della decolonizzazione e dell\u2019apertura della \u201cpostcolonia\u201d sull\u2019immaginario politico; studio dei conflitti latenti e della stasi europea; microfascismi e normalizzazioni sociali; dinamiche turbocapitaliste e accelerazioniste; resistenza politica e simbolica.<br \/>ARTISTI<br \/>Riccardo Arena<br \/>(Milano, 1979. Vive e lavora a Milano)<br \/>Blauer Hase<br \/>(fondato nel 2007, Venezia)<br \/>Danilo Correale<br \/>(Napoli, 1982. Vive e lavora a New York)<br \/>Curandi Katz on Masako Matsushita<br \/>(Valentina Curandi, Cattolica, Rimini, 1980; Nathaniel Katz, Woodstock (CA)<br \/>1975. Vivono e lavorano a D\u00fcsseldorf)<br \/>(Masako Matsushita, Pesaro, 1986. Vive e lavora a Pesaro)<br \/>Nicol\u00f2 Degiorgis<br \/>(Bolzano, 1985. Vive e lavora a Bolzano)<br \/>Alessandra Ferrini<br \/>(Bagno a Ripoli, Firenze, 1984. Vive e lavora a Londra)<br \/>Francesco Fonassi<br \/>(Brescia, 1986. Vive e lavora a Brescia)<br \/>Invernomuto<br \/>(Duo artistico fondato nel 2003 da Simone Bertuzzi, Piacenza, 1983 e Simone Trabucchi, Piacenza, 1982. Vivono e lavorano a Milano e Vernasca) Maria Iorio e Rapha\u00ebl Cuomo<br \/>(Maria Iorio, Losanna, 1975; Rapha\u00ebl Cuomo, Del\u00e9mont, Suisse, 1976.<br \/>Vivono e lavorano a Berlino)<br \/>Vincenzo Latronico e Armin Linke<br \/>(Vincenzo Latronico, Roma, 1984. Vive e lavora a Torino;<br \/>Armin Linke, Milano, 1966. Vive e lavora a Berlino)<br \/>Giovanni Morbin<br \/>(Valdagno, Vicenza, 1956. Vive e lavora a Cornedo Vicentino)<br \/>Giulio Squillacciotti e Camilla Insom<br \/>(Giulio Squillacciotti, Roma, 1982. Vive e lavora a Milano; Camilla Insom,<br \/>Roma, 1983. Vive e lavora a Roma)<br \/>Carlo Gabriele Tribbioli e Federico Lodoli<br \/>(Carlo Gabriele Tribbioli, Roma, 1982. Vive e lavora a Roma; Federico Lodoli,<br \/>1982, Vive e lavora a Parigi)<br \/>Diego Tonus<br \/>(Pordenone, 1984. Vive e lavora ad Amsterdam e Londra)<br \/>\u201cNote a margine\u201d sviluppate da Toni Hildebrandt in collaborazione con Alessandro Di Pietro.<br \/>Simone Frangi<br \/>(Como, 1982), titolare di un dottorato di ricerca franco-italiano in \u201cEstetica e Teoria dell\u2019Arte\u201d, \u00e8 ricercatore qualificato in Filosofia ed Estetica \/ Teoria dell\u2019arte presso il Centre National des Universit\u00e9s (Paris, FR). Curatore e ricercatore culturale, \u00e8 attualmente direttore artistico di Viafarini | Organizzazione non profit per la promozione della ricerca artistica contemporanea e titolare della cattedra di \u201cTeoria e Attualit\u00e0 dell\u2019Arte Contemporanea\u201d presso l\u2019Accademia di Belle Arti e Design di Grenoble, dove co-dirige la piattaforma di ricerca Practices of Hospitality. Dal 2013 \u00e8 co-curatore di Live Works \u2013 Performance Act Award (Centrale Fies, Trento, IT) e dal 2014 co-direttore di A Natural Oasis? | A Transnational Research Program per Little Constellation \u2013 Network of Contemporary Art focused on Geo-cultural Micro-areas and Small States of Europe.<br \/>\u2013<br \/>A occhi chiusi, gli occhi sono straordinariamente aperti<br \/>a cura di Luca Lo Pinto<br \/>La mostra, che riprende nel titolo una frase di Marisa Merz, giustappone una serie di opere \u2013 alcune inedite, altre gi\u00e0 realizzate \u2013 di artisti tra loro eterogenei per linguaggi, et\u00e0 e attitudine ma che tuttavia possiedono una medesima forza nel suggerire un paesaggio visivo e narrativo dal quale emerge un modo personale di guardare al mondo insieme singolare e universale. Uno scenario che si confronta con il trauma della storia performata attraverso immagini, suoni, oggetti, sculture che parlano una lingua labirintica, allegorica, metaforica dentro al nostro presente.<br \/>Tempo, memoria, identit\u00e0 in continua metamorfosi e messi in discussione nella relazione del singolo con la collettivit\u00e0. Opere come schegge di una icona immaginaria, effimera, che simbolicamente indicano un possibile, fugace, ritratto delle attitudini di una certa arte italiana attuale.<br \/>Il bulbo dal quale la mostra si dischiude \u00e8 un oggetto. Un piccolo frammento di vetro dipinto con sopra inscritto un testo a pennarello da Emilio Villa. Si intuisce che sia scritto in greco ma le parole sono quasi illeggibili. Non potendo decodificarne il senso dalle parole lo possiamo tuttavia leggere come immagine. Il frammento di Villa \u00e8 una traccia, un segno complesso da interpretare, incluso in una Storia nella quale risulta difficile capire dove collocarsi. La mostra, e le opere che la costituiscono, non \u00e8 da considerarsi come strumento per l\u2019illustrazione di un teorema quanto una materia da esplorare in un continuo processo di associazioni e dissociazioni. Un reperto archeologico del presente che in s\u00e9 racchiude un coacervo di identit\u00e0, personalit\u00e0, storie in movimento. Protagoniste sono opere dove le parole possano tramutarsi in immagini e viceversa, in cui gli oggetti possano parlare. Forme instabili che si tramutano in altre come didascalie di un racconto che si disvela agli occhi e alla mente degli spettatori lasciando a loro la possibilit\u00e0 di delinearne una trama. Lingue vive che possano dialogare con l\u2019esperienza evocata dal luogo in cui si ritrovano a parlare. L\u2019esposizione \u00e8 concepita come un dispositivo di visione in cui tutte le opere chiuse come ricci possano vedere lentamente la luce e guardare negli occhi chi le osserva.<br \/>Le opere in mostra manifestano tutte i segni di un\u2019esperienza vissuta.<br \/>I corpi che si sono posati sugli appoggia-schiena di Martino Gamper.<br \/>Il segno di Emilio Villa impresso in un pennarello su vetro.<br \/>Le immagini riflesse nelle superfici delle sculture di Nicola Martini.<br \/>La memoria di Giorgio Andreott\u00e0 Cal\u00f2 strappata dalla pelle delle polaroid.<br \/>La civilt\u00e0 onirica del Pazuzu di Roberto Cuoghi.<br \/>I visitatori della Quadriennale del 1966 rievocati nelle immagini di R\u00e4 di Martino.<br \/>I paesaggi urbani tradotti nei suoni di Stargate.<br \/>ARTISTI<br \/>Giorgio Andreotta Cal\u00f2<br \/>(Venezia, 1979. Vive e lavora a Venezia e Amsterdam)<br \/>Roberto Cuoghi<br \/>(Modena, 1973. Vive e lavora a Milano)<br \/>R\u00e4 di Martino<br \/>(Roma, 1975. Vive e lavora tra Roma e Torino)<br \/>Martino Gamper<br \/>(Merano, Bolzano, 1971. Vive e lavora a Londra)<br \/>Nicola Martini<br \/>(Firenze, 1984. Vive e lavora a Parigi)<br \/>Stargate (aka Lorenzo Senni)<br \/>(Cesena, 1983. Vive e lavora a Milano)<br \/>Emilio Villa<br \/>(Milano, 1914 \u2013 Rieti, 2003)<br \/>Luca Lo Pinto<br \/>(Roma, 1981) vive e lavora a Vienna e Roma. Attualmente \u00e8 curatore alla Kunsthalle di Vienna. \u00c8 co-fondatore e direttore editoriale della rivista e casa editrice NERO. Tra le mostre da lui curate: Charlemagne Palestine (Kunsthalle Wien e Witte de With); Individual Stories (Kunsthalle Wien); Function Follows Vision, Vision Follows Reality (Kunsthalle Wien); Le Regole del gioco (Fondazione Achille Castiglioni); Pierre Bismuth (Kunsthalle Wien); Trapped in the Closet (Carnegie Library\/FRAC Champagne Ardenne); Antigrazioso (Palais de Toyko); Luigi Ontani-AnderSennoSogno (Museo H.C. Andersen); D\u2019apr\u00e8s Giorgio (Fondazione Giorgio e Isa de Chirico). I suoi scritti sono apparsi su numerosi cataloghi e riviste internazionali (\u201cDapper Dan\u201d, \u201cDoppiozero\u201d, \u201cFlash Art\u201d, \u201cMousse\u201d, \u201cPurple Fashion\u201d, \u201cRolling Stone\u201d). Si \u00e8 occupato della redazione di libri di artisti, quali Olaf Nicolai, Luigi Ontani, Emilio Prini, Alexandre Singh e Mario Garcia Torres. Nel 2012 ha curato la pubblicazione Documenta 1955-2012. The Endless Story of Two Lovers. Nel 2014 ha ideato un progetto editoriale concepito come una time capsule intitolato 2014.<br \/>\u2013<br \/>De Rerum Rurale<br \/>a cura di Matteo Lucchetti<br \/>L\u2019Italia \u00e8 un Paese con un consumo di suolo tra i pi\u00f9 alti in Europa, scenario privilegiato di un paesaggio post-rurale, nel quale i confini tra urbano e agricolo sono svaniti in maniera direttamente proporzionale all\u2019espansione di politiche speculative nella gestione del territorio. Parallelamente, l\u2019indebolimento delle grandi narrazioni nazionali e sovranazionali ha lasciato il campo a nuovi localismi, che esprimono nuovi rapporti di forza tra gli individui e le varie comunit\u00e0 alle quali appartengono, espressione di nuove negoziazioni sull\u2019uso degli spazi e delle regole che li governano.<br \/>In De Rerum Rurale il concetto di ruralit\u00e0 \u00e8 inteso come un grado zero dello spazio antropizzato, un luogo nel quale la creazione di leggi e la loro applicazione si trovano in un costante stato di negoziazione e flessibilit\u00e0, una dimensione ideale nella quale nuove comunit\u00e0 possono costituirsi e illustrare nuove interpretazioni e impieghi di ci\u00f2 che consideriamo bene comune. Nello spazio espositivo il termine rurale si rende permeabile e transitorio nel suo significato, lasciando raccontare ai lavori in mostra diverse declinazioni possibili. Le \u201ccose della ruralit\u00e0\u201d del titolo sono quindi tanto riconoscibili nelle evocazioni del mondo agricolo, quanto negli scenari dello sfruttamento delle risorse e delle persone che coltivano oggi le nostre terre. Il rurale si presta a immaginare nuovi scenari a basso grado di antropizzazione, dove regole e codici esistenti possono venire riscritti collettivamente e dare il via a nuovi modi dell\u2019abitare. E ancora, il rurale si presta come catalizzatore di narrazioni minori che provengono da comunit\u00e0 temporanee, immaginate, nomadi, oppresse o resistenti che popolano il territorio italiano contemporaneo.<br \/>Circumnavigare attorno alla ruralit\u00e0, descrivendone nuovi significati e possibilit\u00e0 interpretative \u00e8, in De Rerum Rurale, un modo per esplorare produzioni artistiche recenti che scelgono come spazio operativo il tessuto sociale e i paesaggi che gli fanno da sfondo, l\u2019attraversamento della societ\u00e0 come modus operandi e l\u2019impegno verso questa come compasso del proprio operare. Il rurale della nostra contemporaneit\u00e0 \u00e8 da intendersi come uno spazio ibrido, in divenire, dove la metamorfosi tra stati \u00e8 generativa di scenari inediti e trasformativi.<br \/>ARTISTI<br \/>Nico Angiuli<br \/>(Adelfia, Bari, 1981. Vive e lavora a Bari e Tirana)<br \/>Rossella Biscotti<br \/>(Molfetta, Bari, 1978. Vive e lavora ad Amsterdam e Bruxelles)<br \/>Beatrice Catanzaro<br \/>(San Donato Milanese, Milano, 1975. Vive e lavora a Milano)<br \/>Leone Contini<br \/>(Firenze, 1976. Vive e lavora in Toscana)<br \/>Michelangelo Consani<br \/>(Livorno, 1971. Vive e lavora a Castell\u2019Anselmo)<br \/>Luigi Coppola<br \/>(Lecce, 1972. Vive e lavora a Bruxelles e in Salento)<br \/>Danilo Correale<br \/>(Napoli, 1982. Vive e lavora a New York)<br \/>Riccardo Giacconi con Andrea Morbio<br \/>(San Severino Marche, Macerata, 1985. Vive e lavora a Milano)<br \/>(Montichiari, Brescia, 1984. Vive e lavora a Parigi)<br \/>Adelita Husni-Bey<br \/>(Milano, 1985. Vive e lavora a New York)<br \/>Marzia Migliora<br \/>(Alessandria, 1972. Vive e lavora a Torino)<br \/>Moira Ricci<br \/>(Orbetello, Grosseto, 1977. Vive e lavora in Italia)<br \/>Anna Scalfi Eghenter<br \/>(Trento, 1965. Vive e lavora a Trento)<br \/>Marinella Senatore<br \/>(Cava de\u2019 Tirreni, Salerno, 1977. Vive e lavora a Parigi e Londra)<br \/>Valentina Vetturi<br \/>(Reggio Calabria, 1979. Vive e lavora a Ginevra e Bruxelles)<br \/>Matteo Lucchetti<br \/>(Sarzana, La Spezia, 1984) \u00e8 storico dell\u2019arte, curatore freelance e critico. I suoi principali progetti curatoriali includono: Don\u2019t Embarrass the Bureau! (Lunds Konsthall, Lund, 2014); Enacting Populism in Its Medi\u00e6scape (Kadist Art Foundation, Parigi, 2012); Practicing Memory (Fondazione Pistoletto, Biella, 2010). \u00c8 stato curatore in residenza presso Para Site, Hong Kong, Kadist Art Foundation, Parigi e AIR, Anversa. Co-dirige il progetto di ricerca Visible (Fondazione Pistoletto e Fondazione Zegna) e il relativo premio biennale per pratiche artistiche socialmente impegnate in un contesto globale (2013, Van Abbemuseum, Eindhoven; 2015, Tate Liverpool; 2017, Queens Museum, New York). \u00c8 visiting professor presso il Piet Zwart Institute di Rotterdam, l\u2019Accademia Sint Lucas di Anversa, l\u2019HISK di Gent e l\u2019Accademia di Belle Arti di Brera a Milano. Ha curato e preso parte a diversi talk pubblici in svariate istituzioni, tra cui il Centre d\u2019Art Contemporain, Ginevra; Steirischer Herbst, Graz; Centre for Historical Reenactments, Johannesburg; Creative Time, New York. Vive a Bruxelles, dove ha co-diretto nel 2015 il programma \u201cArt as Something Else\u201d presso la Galerie de l\u2019ERG, con screening, talk e mostre con, tra gli altri, Giuseppe Campuzano, Chto Delat? e Jonas Staal. Al momento sta lavorando a una mostra personale di Marinella Senatore per il Queens Museum di New York, con apertura in aprile 2017. Ha scritto per \u201cMousse Magazine\u201d, \u201cManifesta Journal\u201d, \u201cMultitude\u201d, \u201cArt Agenda\u201d, \u201cThis is Tomorrow\u201d, \u201cNo Order. Art in a Post-Fordist Society\u201d, \u201cJanus\u201d, \u201cArte e Critica\u201d, \u201cFlash Art\u201d, \u201cUndo.net\u201d.<br \/>\u2013<br \/>Lo stato delle cose<br \/>a cura di Marta Papini<br \/>Adelita Husni-Bey, Giorgio Andreotta Cal\u00f2, Alberto Tadiello, Cristian Chironi, Margherita Moscardini, Elena Mazzi e Sara Tirelli, Yuri Ancarani: sette voci rilevanti nell\u2019attuale panorama nazionale e internazionale e diversissime tra loro. Nella lontananza tra le loro pratiche, che rende impossibile assimilarle in una lettura univoca, si apre uno spazio dialettico e di confronto tra le singole ricerche e tra queste e il pubblico.<br \/>Il progetto consiste in un programma di sette mostre e sette eventi che si estende per l\u2019intero arco temporale della 16a Quadriennale d\u2019arte: gli artisti invitati si alternano nello spazio in una sorta di staffetta, un meccanismo espositivo a incastro che adotta una temporalit\u00e0 differente rispetto alle altre mostre che nel frattempo si svolgono a Palazzo delle Esposizioni.<br \/>Lo stato delle cose non \u00e8 una mostra collettiva, dove le immagini e i significati delle opere si sovrappongono e si intrecciano grazie alla tessitura di una regia curatoriale. \u00c8 piuttosto un esercizio di attenzione: il pubblico, in rapporto uno a uno con l\u2019opera, ha la possibilit\u00e0 di soffermarsi sulla ricerca di ciascun artista sia nella mostra sia attraverso un public programme, pensato come parte integrante del progetto, che ne approfondisca la complessit\u00e0.<br \/>Da un lato, le opere installate non si confrontano mai in uno spazio visivamente unitario, ma possono essere associate e dialogare solo nella mente del visitatore. Dall\u2019altro, oltre a esporre il proprio lavoro, ogni artista ha l\u2019occasione di invitare relatori a tenere conferenze su ambiti di ricerca che lo interessano, programmare proiezioni cinematografiche, organizzare laboratori aperti al pubblico, tenere studio visit.<br \/>Lo stato delle cose offre una chiave per entrare nei mondi degli artisti, un\u2019opportunit\u00e0 per approfondire il loro lavoro in un contesto nuovo, senza relegare la ricerca a un momento ancillare della mostra, ma riportandola al punto fondamentale della condivisione dell\u2019opera, all\u2019interno di un contesto istituzionale che diventa cos\u00ec performativo, dinamico e discorsivo.<br \/>ARTISTI<br \/>Yuri Ancarani<br \/>(Ravenna, 1972. Vive e lavora a Milano)<br \/>Giorgio Andreotta Cal\u00f2<br \/>(Venezia, 1979. Vive e lavora ad Amsterdam e Venezia)<br \/>Cristian Chironi<br \/>(Nuoro, 1974. Vive e lavora in Italia)<br \/>Adelita Husni-Bey<br \/>(Milano, 1985. Vive e lavora a New York)<br \/>Elena Mazzi<br \/>(Reggio Emilia, 1984. Vive e lavora a Venezia)<br \/>Sara Tirelli<br \/>(Gorizia, 1979. Vive e lavora a Venezia)<br \/>Margherita Moscardini<br \/>(Donoratico, 1981. Vive e lavora)<br \/>Alberto Tadiello<br \/>(Montecchio Maggiore, Vicenza, 1983.<br \/>Vive e lavora in un ex panificio ai piedi delle Dolomiti)<br \/>Marta Papini<br \/>(1985, Reggio Emilia) vive e lavora in Italia. Nel 2010 si specializza con una tesi di ricerca sul rapporto tra arte\/pubblico\/museo, svolta a Londra presso Whitechapel Gallery. Da novembre 2014 \u00e8 Head of Research and Public Programs del Centro Pecci, per cui, tra le varie iniziative, ha ideato e organizzato il primo Forum dell\u2019arte contemporanea italiana. Tra i progetti pi\u00f9 recenti: Shit and Die, organizzata con Maurizio Cattelan e Myriam Ben Salah (Palazzo Cavour, Torino, 2014); Un homme juste est quand m\u00eame un homme mort (Palais de Tokyo, Parigi, 2013); These Peanuts are Bullets (Family Business, New York, 2012). \u00c8 stata project manager di \u201cTOILETPAPER magazine\u201d (2012-2014); si \u00e8 occupata del coordinamento editoriale di Shit and Die (Damiani editore, 2014); 1968, (Deste Foundation, 2014); Postmonument (Silvana editoriale, 2010) e ha collaborato con diverse riviste, tra cui \u201cPurple Magazine\u201d, \u201cL\u2019Officiel Italia\u201d, \u201cL\u2019Uomo Vogue\u201d e \u201cHunger\u201d.<br \/>\u2013<br \/>La seconda volta<br \/>A cura di Cristiana Perrella<br \/>Il progetto presenta il lavoro di cinque artisti nati tra il 1966 e il 1981 che, pur nella differenza delle espressioni e delle poetiche individuali, mostrano una comune attenzione per l\u2019uso di materiali densi di storie gi\u00e0 vissute, di cui danno nuova lettura, riattivandoli in insospettabili combinazioni. La loro \u00e8 un\u2019arte di resti e frammenti, composita, residuale, ibrida; un\u2019arte di montaggio, di trasformazione, di rinascita, forse anche un\u2019arte della crisi. Riuso e assemblaggio, dalla loro comparsa come tecniche artistiche all\u2019inizio del Novecento, hanno sempre intrattenuto, infatti, una profonda relazione con l\u2019idea di trauma e, a ben vedere, questo accadeva anche in tempi pi\u00f9 lontani, quando il reimpiego di materiali di spoglio esprimeva il desiderio di appropriazione di un passato glorioso e la necessit\u00e0 di un reperimento economico di materiali.<br \/>Lara Favaretto, Martino Gamper, Marcello Maloberti, Alek O. e Francesco Vezzoli si misurano con un tempo in cui \u2013 nonostante l\u2019accelerazione senza precedenti del progresso scientifico e tecnologico e il futuro che sembra correrci incontro \u2013 si guarda molto al passato e l\u2019euforia del consumo, del nuovo, \u00e8 un sentimento che appare appannato, inappropriato. Non a caso la pratica di questi artisti \u00e8 caratterizzata spesso da un approccio \u201clow-fi\u201d, artigianale, dall\u2019attenzione a tecniche manuali, al bricolage.<br \/>La ricerca di Lara Favaretto di dipinti negletti nei mercatini per nasconderli e svelarli tessendoci sopra una trama monocroma di fili di lana dai colori brillanti; l\u2019affetto e la sapienza con cui Martino Gamper remixa vecchi mobili e oggetti, traendone forme e funzioni nuove; la capacit\u00e0 di Marcello Maloberti di mettere insieme facce, storie e immagini diverse nelle sue performance, in un nuovo caleidoscopio di figure, gesti ed espressioni; l\u2019azione poetica di distruggere e rimontare oggetti quotidiani carichi di memorie, intuendo al loro interno forme nuove, geometrie moderne che aiutino a liberarsi non del passato ma del suo peso dell\u2019artista pi\u00f9 giovane, Alek O.; il corpo a corpo con la storia e la fama di Francesco Vezzoli, che dai ricami eseguiti con punti lenti e pazienti \u00e8 passato ad appropriarsi di sculture romane forzandole a un dialogo ideale, non privo di humor, con il presente: sono tutti modi di misurarsi con il passato, con la storia \u2013 macro o micro che sia \u2013 e cercare di venirci a patti, di trarne vitalit\u00e0, pensieri nuovi e nuove forme.<br \/>ARTISTI<br \/>Lara Favaretto<br \/>(Treviso, 1973. Vive a Torino)<br \/>Martino Gamper<br \/>(Merano, Bolzano, 1971. Vive a Londra)<br \/>Marcello Maloberti<br \/>(Codogno, Lodi, 1966. Vive a Milano)<br \/>Alek O.<br \/>(Buenos Aires, Argentina, 1981. Vive a Milano)<br \/>Francesco Vezzoli<br \/>(Brescia, 1971. Vive a Milano)<br \/>Cristiana Perrella<br \/>(Roma, 1965), curatrice e critica, ha diretto dal 1998 al 2008 il Contemporary Arts Programme di The British School at Rome. Dal 2007 al 2009 ha ideato e curato per RISO \u2013 Museo d\u2019arte contemporanea della Sicilia, l\u2019attivit\u00e0 di un\u2019agenzia per lo sviluppo dell\u2019arte giovane (SACS &#8211; Sportello per l\u2019Arte Contemporanea in Sicilia). Dal 2010 cura la sezione arte della Fondazione Golinelli di Bologna. Come curatrice indipendente ha collaborato con istituzioni Italiane e internazionali, tra cui il MAXXI, per cui ha curato nel 2010 una delle mostre inaugurali, proseguendo poi la collaborazione con altri progetti espositivi. Dal 2004 al 2010 ha insegnato \u201cFenomenologia dell\u2019arte contemporanea\u201d all\u2019Universit\u00e0 di Chieti. Attualmente \u00e8 docente allo IED di Roma. Ha pubblicato numerosi testi e monografie, tra cui, la pi\u00f9 recente, quella dedicata a Francesco Vezzoli, uscita a febbraio 2016 per Rizzoli International.<br \/>\u2013<br \/>Cyphoria<br \/>A cura di Domenico Quaranta<br \/>\u201cViviamo in un\u2019epoca ormai intrisa di mediazione, che si \u00e8 intrufolata in ogni aspetto della vita, dell\u2019esperienza, dell\u2019immaginazione e del racconto. La politica, l\u2019economia, il lavoro, le forme della comunicazione e della socialit\u00e0, ma anche l\u2019intimit\u00e0 e il sogno sono stati stravolti dall\u2019impatto dei media digitali, e questioni come la privacy, la sorveglianza, la capitalizzazione della vita sociale definiscono una parte importante di ci\u00f2 che chiamiamo presente. Cyphoria, la sezione da me curata della 16a Quadriennale d\u2019arte, solleva queste tematiche e indaga come si riflettono nell\u2019arte italiana contemporanea\u201d. Domenico Quaranta<br \/>Gli ultimi venticinque anni hanno visto il progressivo estendersi all\u2019intero mondo globalizzato delle conseguenze politiche, economiche, sociali e culturali di una evoluzione tecnologica partita all\u2019indomani della seconda guerra mondiale. Scegliamo il termine \u201cevoluzione\u201d, al posto del pi\u00f9 comune \u201crivoluzione\u201d, non a caso: se una rivoluzione si colloca in un momento preciso del tempo, l\u2019evoluzione non conosce tregua, e la successione dei cambiamenti, con la sua velocit\u00e0, ha avuto un ruolo preciso nel plasmare la condizione contemporanea. Non c\u2019\u00e8 aspetto della vita che non sia stato trasformato dall\u2019incontro, e dallo scontro, con i flussi di dati digitali che escono dal computer, medium universale, e viaggiano sulle reti, e dall\u2019esperienza della mediazione.<br \/>Cyphoria \u00e8 una mostra che intende indagare il modo in cui la condizione contemporanea si riflette nel lavoro di alcuni artisti italiani che hanno iniziato a lavorare, in momenti diversi, nel corso di questa evoluzione. L\u2019espressione \u2013 un neologismo che unisce il prefisso cyber e il termine dysphoria \u2013 descrive, secondo Basar, Coupland e Obrist, lo stato di chi crede che Internet sia il mondo reale; ma \u00e8 adottata qui per descrivere lo sforzo, e il disagio, di vivere una condizione che l\u2019uomo ha prodotto, ma che non \u00e8 stato istruito ad abitare; di decodificarne e rivelarne i linguaggi e l\u2019influenza sulle forme del lavoro, della comunicazione, della socialit\u00e0 e della politica, di adottarne e di plasmarne le estetiche e gli immaginari. La mostra raccoglie artisti che esplorano questa condizione sia nella sua dimensione pubblica \u2013 affrontando questioni come la censura, la crisi della propriet\u00e0 intellettuale, la sorveglianza, le nuove economie sommerse della rete, l\u2019ubiquit\u00e0 della produzione di artefatti culturali \u2013 sia nella sua dimensione privata, indagando le conseguenze intime e personali introdotte dall\u2019iperconnessione, dall\u2019accelerazionismo, dal diluvio di informazioni, dal nuovo equilibrio tra dimensione pubblica e dimensione privata a cui vivere in rete ci ha abituato.<br \/>ARTISTI<br \/>Alterazioni Video<br \/>(Collettivo fondato a Milano nel 2004, attivo a Milano, New York e Berlino.<br \/>Membri: Paololuca Barbieri Marchi, Alberto Caffarelli, Matteo Erenbourg,<br \/>Andrea Masu, Giacomo Porfiri)<br \/>Enrico Boccioletti<br \/>(Pesaro, 1984. Vive e lavora a Milano)<br \/>Mara Oscar Cassiani<br \/>(Pesaro, 1981. Vive e lavora a Gradara)<br \/>Paolo Cirio<br \/>(Torino, 1979. Vive e lavora a New York)<br \/>Roberto Fassone<br \/>(Asti, 1986. Vive e lavora ad Asti)<br \/>Giovanni Fredi<br \/>(Brescia, 1984. Vive e lavora a Brescia)<br \/>Elisa Giardina Papa<br \/>(Medicina, Bologna, 1979. Vive e lavora a Brooklyn, New York)<br \/>Kamilia Kard<br \/>(Milano, 1981. Vive e lavora a Milano)<br \/>Eva e Franco Mattes<br \/>(Brescia, 1976. Vivono e lavorano a New York)<br \/>Simone Monsi<br \/>(Fiorenzuola d\u2019Arda, Piacenza, 1988. Vive e lavora a Londra)<br \/>Quayola<br \/>(Roma, 1982. Vive e lavora a Londra)<br \/>Federico Solmi<br \/>(Bologna, 1973. Vive e lavora a New York)<br \/>Marco Strappato<br \/>(Porto San Giorgio, Fermo, 1982. Vive e lavora a Londra)<br \/>Natalia Trejbalova<br \/>(Ko\u0161ice, Slovacchia, 1989. Vive e lavora a Milano)<br \/>Domenico Quaranta<br \/>(Brescia, 1978) \u00e8 critico e curatore d\u2019arte contemporanea. Il suo lavoro si concentra sull\u2019impatto degli sviluppi tecno-sociali sulle arti, con una particolare attenzione per l\u2019arte in rete. I suoi saggi, recensioni e interviste sono comparse in riviste, giornali e portali online, tra cui \u201cFlash Art\u201d e \u201cArtpulse\u201d. Ha pubblicato NET ART 1994-1998: La vicenda di \u00c4da\u2019web (2004), Media, New Media, Postmedia (2010) e In My Computer (2011) e curato, con Matteo Bittanti, il libro GameScenes. Art in the Age of Videogames (Milano 2006), oltre a collaborare a numerosi libri e pubblicazioni. Ha curato e co-curato diverse mostre in Italia e all\u2019estero. Fra queste: Connessioni Leggendarie. Net.art 1995-2005 (Milano 2005); Holy Fire. Art of the Digital Age (Bruxelles 2008); RE:akt! | Reconstruction, Re-enactment, Re-reporting (Bucharest \u2013 Lijubliana \u2013 Rijeka \u2013 Maribor, 2009-2010); Playlist (LABoral, Gijon 2009-2010 e iMAL, Bruxelles 2010); Italians Do It Better!! (Biennale di Venezia, Eventi Collaterali, 2011); Collect the WWWorld. The Artist as Archivist in the Internet Age (Brescia, Spazio Contemporanea 2011; Basel, House of Electronic Arts e New York, 319 Scholes 2012); Unoriginal Genius (Londra, Carroll\/Fletcher 2014). Ha tenuto numerose conferenze ed \u00e8 docente di \u201cSistemi interattivi\u201d presso l\u2019Accademia di Belle Arti di Carrara. Dal 2011 \u00e8 co-fondatore e direttore artistico del LINK Center for the Arts of the Information Age. www.domenicoquaranta.com<br \/>\u2013<br \/>Periferiche<br \/>A cura di Denis Viva<br \/>\u201cPolicentrismo consapevole\u201d: con questa espressione Enrico Castelnuovo e Carlo Ginzburg tracciarono, qualche decennio fa, il profilo della cultura visiva italiana lungo i secoli. Una ricchezza di centri, di tante false periferie che non erano affatto i luoghi di un \u201critardo culturale\u201d, bens\u00ec postazioni di una pluralit\u00e0 e di un conflitto che rifiutava di esaurirsi in un unico modello dominante. In epoca di globalizzazione, l\u2019Italia conserva ancora questo policentrismo? Trova nelle sue \u201cperiferie\u201d una voce altrettanto capace di offrire alternative all\u2019omologazione globale?<br \/>Periferiche \u00e8 un progetto dedicato agli artisti che hanno scelto di lavorare \u201cin periferia\u201d, non per ragioni romantiche e nemmeno per solipsismo, ma per necessit\u00e0 intrinseche alla loro stessa poetica. La \u201cperiferica\u201d \u00e8 qui una metafora che indica un dispositivo libero di agganciarsi e di sganciarsi, di connettersi e di ripararsi, dal flusso inarrestabile dei centri globali. La poetica di questi artisti, infatti, non rifugge asceticamente il centro, n\u00e9 lo condanna, semplicemente essa detta i tempi della propria connessione e trae linfa da territori eterogenei e diversi, spesso marginali.<br \/>Ad accomunare questi artisti \u00e8 innanzitutto una differente concezione del tempo e dello spazio: un tempo reclamato come biologico e meditato, dai lunghi tempi di costituzione, riflessione e ricezione; e uno spazio policentrico, diverso dal mainstream globale dell\u2019informazione e della produzione. L\u2019unica centralit\u00e0 \u00e8 quella assunta dall\u2019opera come ultima destinazione operativa dell\u2019agire e della ricerca. Il progetto riunisce otto artisti italiani, di diversa generazione e provenienza, unendo ai pi\u00f9 giovani alcune figure artistiche italiane pi\u00f9 mature, consacrate nell\u2019ultimo decennio.<br \/>ARTISTI<br \/>Emanuele Becheri<br \/>(Prato, 1973. Vive e lavora a Vaiano)<br \/>Paolo Gioli<br \/>(Sarzano, Rovigo, 1942. Vive e lavora a Lendinara)<br \/>Carlo Guaita<br \/>(Palermo, 1954. Vive e lavora a Firenze)<br \/>Paolo Icaro<br \/>(Torino, 1936. Vive e lavora a Tavullia)<br \/>Christiane L\u00f6hr<br \/>(Wiesbaden, 1965. Vive e lavora a Vernio e Colonia)<br \/>Maria Elisabetta Novello<br \/>(Vicenza, 1974. Vive e lavora a Udine)<br \/>Giulia Piscitelli<br \/>(Napoli 1965. Vive e lavora a Napoli)<br \/>Michele Spanghero<br \/>(Gorizia, 1979. Vive e lavora a Monfalcone)<br \/>Denis Viva<br \/>(Cividale del Friuli, Udine, 1979) insegna \u201cStoria dell\u2019arte contemporanea\u201d presso l\u2019Universit\u00e0 degli Studi di Trento e presso l\u2019Universit\u00e0 degli Studi di Udine. Alla storia dell\u2019arte ha affiancato l\u2019esperienza come curatore: \u00e8 stato direttore artistico di Palinsesti (San Vito al Tagliamento, 2008-2012), ha coordinato la sezione \u201cgiovani gallerie\u201d del Premio Terna 2012 ed \u00e8 stato curatore per le mostre temporanee al Mart di Rovereto (2012-2014). Attualmente cura i progetti Ibidem, per la Fondazione Ado Furlan, e Paradoxa, sull\u2019arte estremo-orientale, per il Museo d\u2019arte moderna e contemporanea di Udine. Il suo particolare interesse per l\u2019arte italiana include anche il progetto www.capti.it (per la digitalizzazione dei periodici d\u2019arte italiana) e la rivista di studi www.palinsesti.net.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"\u00a0 www.quadriennale16.it 16a QUADRIENNALE D\u2019ARTEAltri tempi, altri mitiTorna dopo otto anni la Quadriennale d\u2019arte al Palazzo delle Esposizioni nell\u2019autunno-inverno 2016 con il titolo \u201cAltri tempi, altri miti\u201d. 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