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04.06.2014 – Inaugurata a Bahia Blanca la mostra sugli affreschi trentini

Rimarra’ aperta al pubblico per tutta la settimana presso lo spazio multiuso del centro commerciale di Bahia Blanca (SUM-BBPS) la mostra fotografica sugli affreschi del Castello del Buonconsiglio a Trento, manifestazione inserita nel programma della XIII edizione della Settimana dell’Italianita’- Verano Italiano di questa circoscrizione consolare.
La mostra, organizzata dal Circolo Trentinno di Bahia Blanca, si compone di pannelli con fotografie a colori che riproducono gli affreschi risalenti al 1400, e conosciuti come “Ciclo dei Mesi”, uno dei più affascinanti cicli pittorici di tema profano del tardo Medioevo. che si trovano all’interno del noto castello, il più vasto e importante complesso monumentale della regione Trentino Alto Adige.
l Circolo trentino bahiense compie quest’anno 25 anni, e la mostra rientra nel novero delle attivita’ organizzate per festeggiare l’anniversario.
L’inaugurazione della mostra e’ avvenuta alla presenza del Console Generale Marco Nobili. L’illustrazione della mostra sotto i profili storici ed artistici e’ stata realizzata per i visitatori presenti alla inaugurazione dalla professoressa Ana Miravalles.
Il Ciclo dei Mesi è un gruppo di affreschi nella Torre dell’Aquila nel Castello del Buonconsiglio di Trento, attribuiti al boemomaestro Venceslao (documentato in città nel 1397). Risalgono alla fine del XIV secolo-inizio del XV e sono il migliore esempio di Gotico internazionale in Trentino e uno dei più significativi dell’Italia settentrionale.
Le corti dell’arco alpino, come quella del Principato Vescovile di Trento, furono verso la fine del Trecento i luoghi dove il linguaggio cortese del Gotico internazionale trovò un’accoglienza entusiastica e duratura.
A Trento tra gli ultimi anni del Trecento e il 1400 il principe-vescovo di Trento Giorgio di Liechtenstein commissionò l’opera a un artista straniero, probabilmente boemo. Il clima della corte vescovile, con interessi naturalistici, si rifletté appieno nelle pitture.
Il ciclo si articola oggi in undici diversi riquadri, poiché il mese di Marzo era stato dipinto su un supporto di legno ed è andato perduto durante un incendio. L’insieme è strutturato come una loggia architravata sostenuta da esili colonnine tortili, dalla quale si vedono, come in un ipotetico affaccio che sfonda la parete, le varie occupazioni signorili e contadine di ciascun mese. Tutti gli sfondi e i dettagli architettonici sono raccordati tra scena e scena, come in un panorama unitario.
Le scene, ricchissime di particolari tratti dall’osservazione della vita reale (magari filtrate dalle illustrazioni dei Tacuina Sanitatis), mostrano la vita dei nobili, le attività dell’agricoltura e della pastorizia, con un continuo e pacato intreccio tra mondo cavalleresco e mondo quotidiano. Poche sono invece le concessioni al grottesco e al macabro, che caratterizzavano invece altre zone italiane ed europee.
Viene prestata molta attenzione al succedersi delle stagioni: il paesaggio invernale spoglio e imbiancato dalla neve diventa rigoglioso di vegetazione in primavera, i raccolti estivi segnano l’apice dell’attività agricola, mentre gli alberi nel mese di novembre sono circondati dalle foglie secche cadute sul terreno. La cura dei particolari ritorna nella descrizione delle vesti, l’abbigliamento infatti permette di riconoscere i caratteri tipici della moda del tempo: per i nobili, occupati in svaghi e tornei, gli abiti sono ricchi di colori, mentre molto più semplici e pratici sono quelli delle classi umili, rappresentate sempre al lavoro. Si
può vedere la minuziosità dei particolari anche nei cambiamenti delle stagioni.
In ogni affresco è presente la figura del sole con accanto il segno zodiacale corrispondente ad ogni mese.

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nella foto: il Console Generale Marco Nobili e la professoressa Ana Miravalles
nella foto: il Console Generale Marco Nobili e la professoressa Ana Miravalles



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